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Uno dei tanti esemplari di martin pescatore dell'Oasi di Torrile
Uno dei tanti esemplari di martin pescatore dell'Oasi di Torrile

INVERNO E PRIMAVERA 2014

Dopo due inverni caratterizzati da un gelo feroce e candidamente imbottiti di neve, questo, fugace e incolore, è volato via senza lasciare grandi ricordi di se, sedando quasi completamente la febbrile fuga dalla morte delle copiose schiere di pennuti che da anni si affollavano nel nostro giardino, oltremodo gremito di cibo. La quasi completa mancanza di neve ha infatti permesso ai nostri variopinti amici di tenersi ben lontano dai centri abitati, e di trovare sostentamento  nei loro piccoli e delicati paradisi naturali, per lo più celati agli occhi dell’uomo. Una generalizzazione così globale, tuttavia, non renderebbe fede alla realtà: le solite squillanti cince, i pettirossi casalinghi e anche qualche fringuello nostalgico, non hanno mancato il loro annuale appuntamento. Nulla a ché vedere, in ogni caso, con la “biblica” utenza osservata l’anno precedente.  

Per colmare parzialmente il vuoto lasciato dalla leggerezza di questo inverno, abbiamo deciso di intensificare le nostre visite alla ormai “solita” Oasi di Manzolino Tivoli, forte dei suoi nuovi splendidi capanni fotografici, che ben facevano sperare in previsione della successiva primavera.

Proprio questi innovativi arrangiamenti messici a disposizione dall’oasi hanno consentito di porre definitivamente i riflettori su quella che, da sempre, era stata una star elusiva e straordinariamente difficile da immortalare: il tarabuso.

Per quanto anche negli anni precedenti ci fosse stato possibile intraprendere incontri ravvicinati, mai come ora la situazione si presentava favorevole: il canneto sul quale si affacciava (e tutt’ora si affaccia) uno dei nuovi capanni, era stato infatti battezzato dal camaleontico pennuto come sosta imprescindibile del suo elefantiaco vagabondare per l’oasi.

L’inasprimento delle esigenze scolastiche e gli impegni sportivi, purtroppo, hanno contribuito e diminuire drasticamente le nostre visite a Manzolino durante il corso della stagione del tarabuso, e questo non può che costituire, di fatto, un rimpianto non da poco.

Tuttavia, siamo riusciti a rapire qualche scatto del nostro storico amico.

Come già accennato in precedenza, i nuovi capanni di Manzolino si sono dimostrati oltremodo fecondi durante il periodo primaverile: durante intere mattinate trascorse rannicchiato in attesa, infatti, ho potuto vivere la pienezza dell’esperienza che la caccia fotografica, nelle sue mille sfumature, può offrire, e respirare affondo la poetica atmosfera di cui solo l’Oasi di Tivoli si adorna. Nel corso di queste ore silenziose ho avuto modo di fotografare come mai prima di allora esemplari comuni, ma sempre suggestivi, come l’airone cinerino, il cormorano, la garzetta, il maestoso falco di palude il cavaliere d’Italia, e di aggiungere nuovi bizzarri volatili alla ormai lunga lista di specie immortalate, come la pantana, il piro piro boschereccio, il beccaccino e il misterioso totano moro.

Discorso a parte va fatto nei confronti di quella che è stata unanimemente ritenuta “Star della primavera”, ovvero il tarabusino. Questo piccolo e vivace airone, che, in definitiva, costituisce oramai il “grande assente” della nostra lista, si è presentato all’oasi in più esemplari, ma si è sempre ben guardato dal rendersi accessibile al fuoco della mia macchina fotografica.

Va inoltre segnalata la presenza di svariati aironi rossi che, tuttavia, si sono limitati a qualche repentino passaggio in volo sopra le postazioni adibite alla fotografia, isolandosi quasi completamente nel cuore dell’oasi.

E’ doveroso, infine, dedicare una parentesi conclusiva ad un'altra celeberrima star, uccello-copertina di un grande numero di riviste di fotografia naturalistica, dall’elettrico piumaggio e dall’inconfondibile trillare burrascoso: il martin pescatore.

Similmente al tarabuso, avevamo incontrato questo volatile svariate volte nel corso della nostra pressappoco decennale avventura di birdwatching: dagli invernali appostamenti sul torrente Guerro di Castelvetro nel tentativo di strappare uno scatto alla coppia sedentaria nel fiume, agli avvistamenti (raramente premiati da foto) alla stessa Oasi di Manzolino, passando per le imprevedibili quanto fugaci scorribande osservate all’Oasi di Torrile.

Proprio queste due oasi ci hanno consentito, durante la fase terminale di questa primavera, di osservare ripetutamente il martin pescatore a distanze ravvicinatissime, ottenendo ottime soddisfazioni. L’Oasi di Torrile, in particolare, fa del suo ecosistema eccezionalmente primordiale una casa perfetta per ospitare comunità ben nutrite di questo splendido pennuto, oltre che a copiosi eserciti di ardeidi come le sgarze ciuffetto e le nitticore (quest’anno presenti in numero marcatamente maggiore rispetto alle prime citate).

 

In definitiva, non è sbagliato e fuori luogo riportare quel vecchio detto secondo cui “la natura compensa sempre sé stessa”: ad un inverno fortemente sterile e inconsistente, si è opposta, infatti, una primavera di straordinaria varietà di forme e sfumature, e di avvistamenti e incontri eccezionali. La grande bilancia del birdwatching, quindi, ancora una volta appare ai miei occhi come decisamente sbilanciata in positivo, e ciò mi carica di entusiasmo, auspicando ad una nuova stagione di caccia fotografica, ricca di novità e di emozioni che solo questa attività può puntualmente regalare.

Ecco qui di seguito i protagonisti di questa stagione di birdwatching: